Frosinone è una delle città più inquinate d’Italia. Negli ultimi tempi la stampa e l’opinione pubblica locale, anche attraverso il web, ha dato vita a un acceso dibattito in merito. La nostra risposta non si è fatta attendere e abbiamo scritto una lettera aperta diretta ai maggiori rappresentanti della PA locale. Di seguito il testo della nostra comunicazione.

Roma 4 febbraio 2020

Egregio Signor Sindaco,

Le scriviamo in riferimento al suo recente comunicato stampa in ordine alle concentrazioni di polveri sottili che, in questo ultimo periodo, sono state registrate non solo nel suo Comune ma in diverse altre parti d’Italia, soprattutto nel bacino padano ed in particolare in condizioni meteo di alta pressione e scarsità di vento. Il contributo alle emissioni prodotto dal traffico, dal trasporto merci e dai veicoli leggeri associato a quello generato dal riscaldamento a legna e pellet, malgrado il miglioramento progressivo della qualità dell’aria nell’arco degli ultimi anni che anche Lei ha citato giustamente nel suo comunicato, rappresenta una oggettiva criticità che va affrontata in modo serio ed efficace.

A tale riguardo le informazioni corrette possono contribuire ad abbassare i livelli di PM10. I dati ufficiali aggiornati proprio a questi ultimi giorni1 hanno messo in evidenza la complessità della questione. Ad esempio, nell’attuale dibattito sull’apporto di emissioni di particolato dei diversi settori, siano essi quelli del trasporto, delle attività industriali, agricole o del riscaldamento, in pochi hanno fatto una distinzione tra particolato primario e quello secondario, cioè quello che si genera dalle componenti gassose emesse in atmosfera e che si trasformano successivamente in componenti solide che a loro volta ricadono a terra (nota 1).

Questo particolato secondario, al quale contribuisce anche la combustione di metano, rappresenta ben il 70% di tutte le polveri presenti nell’aria. Rispetto al quadro talvolta raccontato superficialmente in questi giorni, questi elementi ufficiali restituiscono una situazione sensibilmente diversa, nella quale la somma delle emissioni di particolato primario e secondario, derivanti dal trasporto merci su strada e dei veicoli leggeri, raggiunge il 34% del totale, il 19% è generato dalle attività agricole e dagli allevamenti, il 17% dal riscaldamento a biomasse, il 16% dall’industria.

Siamo certi quindi che Lei ben comprenderà che su questo argomento è molto importante fare chiarezza affinché le iniziative e le misure da intraprendere siano efficaci. Sul tema specifico del riscaldamento a biomasse, è altresì necessario rilevare che il calore prodotto da questo settore rappresenta di gran lunga la prima energia rinnovabile del nostro paese, come evidenziato nel recente report statistico redatto e pubblicato dal GSE (nota 2), senza la quale non avremo raggiunto gli obiettivi europei di energia prodotta da fonti rinnovabili. La combustione di biomasse legnose comunque costituisce una componente non trascurabile delle emissioni di polveri sottili e ridurne in modo significativo il contributo è doveroso ma soprattutto è possibile.

Questa lettera principalmente ha proprio questo scopo: offrirLe la nostra collaborazione per contribuire a migliorare la qualità dell’aria del suo Comune e quella di tanti altri comuni come il suo.

Sono 5 i principali interventi da mettere in pratica per riscaldarsi a legna e pellet in sicurezza, nel rispetto dell’ambiente e della qualità dell’aria.

  1. Il primo passo è la sostituzione dei generatori obsoleti o dei camini aperti con generatori più efficienti certificati con almeno 4 stelle in base ad ariaPulitaTM (nota 3). Un aiuto all’investimento economico viene dal Conto Termico, l’incentivo per la sostituzione di vecchi generatori con moderni apparecchi che copre fino al 65% dell’investimento affrontato da privati, imprese e pubblica amministrazione e che viene erogato attraverso bonifico bancario.
  2. In secondo luogo, è fondamentale utilizzare combustibili legnosi di qualità. La legna da stufa dovrebbe avere un contenuto idrico compreso tra il 12 e il 20%. Per il pellet è consigliabile utilizzare quello certificato secondo la norma ISO 17225-2, in particolare pellet certificato ENplus® per essere certi di immettere nella camera di combustione materiale con caratteristiche standardizzate e ottimali.
  3. È necessario che ogni installazione dei generatori di calore sia eseguita da personale qualificato che effettui un lavoro alla regola dell’arte: un’installazione “fai da te” può influire sia sulla quantità di emissioni inquinanti sia sulla sicurezza. 3Certificazione ambientale dei generatori di calore alimentati a biomasse combustibili solide basata sul Decreto 7 novembre 2017 n. 186 del Ministero Ambiente, che classifica le prestazioni degli apparecchi in 5 classi di qualità da 1 a 5 stelle
  4. È poi importante programmare una volta l’anno la manutenzione del proprio generatore e della canna fumaria, affidata a personale qualificato e in possesso degli strumenti adatti.
  5. Infine, è di vitale importanza che gli utenti conoscano e rispettino sempre le buone prassi d’uso del proprio generatore, utilizzando ad esempio la modalità di accensione dall’alto in caso di stufa a legna, effettuando la pulizia quotidiana del braciere ed evitando assolutamente di inserire nella camera di combustione qualsiasi materiale diverso dal biocombustibile.

Il settore degli apparecchi domestici a biomasse viene spesso mal rappresentato mettendo tutto insieme, senza coglierne le evoluzioni che sono intervenute, le innovazioni introdotte e gli effetti prodotti. Così come per il settore automobilistico è sbagliato non considerare le differenze tra i veicoli euro 0 e quelli euro 6, anche in questo specifico settore è necessario dare conto delle trasformazioni.

Per fare alcuni esempi le emissioni primarie di polveri di un camino a fiamma aperta possono superare i 500 mg/Nm3; al contrario un’evoluta stufa a pellet di ultima generazione genera 20 mg/Nm3, cioè fino a 25 volte in meno!

Vorremmo, infine, evidenziare il fatto che se da un lato il riscaldamento a metano o GPL genera emissioni di particolato primario quasi a zero, questa non può essere considerata una soluzione dato che i combustibili fossili sono i principali responsabili del cambiamento climatico a scala planetaria, perché emettono uno dei principali gas climalteranti come la CO2. Per ogni megawattora di energia primaria prodotta (nota 4), il gasolio emette in atmosfera 326 kg di CO2 equivalente, il GPL 270 kg di CO2, il metano 250 kg di CO2, il pellet solo 29 kg di CO2, la legna da ardere 25 kg di CO2.

Gentile Sindaco, in conclusione, per migliorare la qualità dell’aria riteniamo possa essere utile attivare specifiche misure anche nel settore del riscaldamento a biomasse, attraverso una corretta informazione e il coinvolgimento delle comunità locali per promuovere le buone pratiche. I diversi soggetti che hanno aderito alla campagna L’Italia che Rinnova sono pronti a collaborare in tal senso.

Restiamo in attesa del suo riscontro e Le inviamo un cordiale saluto.

Per Italia che rinnova
Marino Berton

NOTE

1 – http://www.lifeprepair.eu/index.php/2020/01/27/qualita-dellaria-nel-bacino-padano-le-molteplice-cause-di-un-problema-complesso/

2 – GSE Rapporto Statistico 2018 pubblicato nel dicembre 2019 https://www.gse.it/documenti_site/Documenti GSE/Rapporti statistici/GSE-Rapporto Statistico FER 2018.pdf

3 – Certificazione ambientale dei generatori di calore alimentati a biomasse combustibili solide basata sul Decreto 7 novembre 2017 n. 186 del Ministero Ambiente, che classifica le prestazioni degli apparecchi in 5 classi di qualità da 1 a 5 stelle

4 I fattori di emissione LCA citati tengono conto del consumo di tutte le risorse lungo l’intero ciclo di vita della rispettiva fonte di energia. I fattori sono espressi in kg CO2eq per MWh di energia finale. I fattori sono stati calcolati dall’ Università di Stoccarda (Institut für Energiewirtschaft und Rationelle Energieanwendung, IER), utilizzando il database GEMIS (Global Emissions Model for integrated Systems) Versione 4.95.